venerdì 17 novembre 2017

RECENSIONE FILM "47 RONIN"

Da amante dei film orientali ("La tigre e il dragone" o "La foresta dei pugnali volanti") e dei film cappa e spada come "L'ultimo Samurai" attendevo con trepidazione di vedere il film "47 Ronin" anche se era ambientato in un universo fantasy. E il film mi ha soddisfatto, nonostante molte esagerazioni e un finale super tragico! Kai (Keanu Reeves) è un mezzosangue (dalle origini non chiare, forse allevato dai demoni) indesiderato da tutti ma benvoluto dal signore locale, Asano che lo ha cresciuto come se fosse suo figlio. Quando Asano é accusato di tentato omicidio dello shogun (il comandante del regno) ed è obbligato al suicidio per riparare il proprio onore (in realtà l'uomo era posseduto da una strega), i samurai rimasti orfani del proprio padrone (e quindi "ronin") e Kai (innamorato della figlia di Asano)
decideranno di vendicarsi contro lo shogun e i demoni che girano attorno a lui anche se questo significherà una condanna a morte. Il film è tratto da una storia vera e questo non si discute però la storia dei samurai senza padrone che cercano vendetta con aggiunta di mostri, demoni, streghe, fantasmi è un tantino troppo. In alcune scene ho trovato addirittura dei paragoni con i film Disney 😂 (Kay da bambino viene trovato nei boschi come Mowgli nel Libro della giungla, Kay esiliato su un'isola olandese ed imprigionato sulla nave mi ha ricordato "L'isola che non c'è" con i pirati 😂 e quando Kay afferra la spada mi sembrava una scena tratta da "La spada nella roccia"!). E il finale mi ha scioccato non poco, perché 46 samurai che fanno seppuku é una fine orrenda, perchè i buoni che hanno difeso i valori della lealtà e del coraggio, sconfiggendo i cattivi, devono pagare un prezzo così alto? Ancora oggi questi valorosi samurai vengono ricordati in Giappone ogni 14 dicembre, dove si tiene il Gishi-sai no cha, una cerimonia del tè per onorare la memoria dei 47 Ronin. Io speravo che almeno si salvasse Keanu Reeves, dato che lui non é un vero e proprio Samurai e almeno avrebbe potuto coronare la sua storia d'amore con la principessa. Comunque l'ho trovato bravo anche se la sua recitazione é un po' sottotono (e sottovoce, ho dovuto alzare il volume a manetta per sentire i discorsi del film). Bravissimo Hiroyuki Sanada, interprete del capo samurai Oishi
e molto espressive la principessa Mika (Kou Shibasaki), la figlia del nobile Asano e la strega interpretata da Rinko Kikuchi. Promossi anche i costumi (meravigliosi 😍) e le atmosfere orientali. Se amate le storie di vendetta e di amore impossibile in salsa fantasy e la cultura giapponese non perdete questo film.
P.S Ma perchè il tizio tatuato campeggia sulla locandina del film? È comparso un minuto nel film! VOTO 6,5
AVETE VISTO IL FILM "47 RONIN"?


martedì 14 novembre 2017

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ARTISTICO E CINEMATOGRAFICO ARTIST@WORK E INTERVISTE AL REGISTA BRUNO OLIVIERO E AL FUMETTISTA PIETRO SCARNERA

Come sapete io amo l'arte e il cinema e quindi oggi voglio presentarvi Artists@Work, un nuovo progetto artistico dedicato a raccontare i cambiamenti sociali che attraversano l’Europa che offre la possibilità a 120 artisti di partecipare a un percorso formativo gratuito in tre Paesi, in Italia con i corsi dedicati a Audiovisivo e Fumetto, in Francia con Fotografia e Audiovisivo, in Bosnia ed Erzegovina con Fumetto e Fotografia.
I lavori realizzati durante il percorso formativo (tre workshop di cinque giorni ciascuno, a Bologna, e un’attività di mentoring a distanza) saranno presentati in anteprima al festival di Internazionale a Ferrara nel 2018 e diffusi in Italia, Francia e Bosnia ed Erzegovina, attraverso una campagna di comunicazione internazionale promossa dai partner all’interno delle proprie iniziative e network.
In Italia saranno Bruno Oliviero che fa documentari, tra cui ricordiamo “Odessa”, con Leonardo Di Costanzo, “Napoli Piazza Municipio” e “MM – Milano Mafia”, con Gianni Barbacetto e ha diretto film come “La Variabile Umana” e “Nato a Casal di Principe”, presentato all’ultimo Festival di Venezia 
E Pietro Scarnera con un passato da giornalista, ha esordito nel mondo del fumetto nel 2009, vincendo il concorso Komikazen con l’idea per il graphic novel “Diario di un addio”, nel 2014 ha pubblicato “Una stella tranquilla – Ritratto sentimentale di Primo Levi” per Comma 22 ed è tra i fondatori di Graphic News.

Insieme a loro ci sarà la squadra di Cinemovel Foundation, a guidare 20 filmmaker e 20 fumettisti e illustratori alla scoperta di nuove forme di narrazione.
Le candidature saranno aperte fino al 22 novembre 2017.
Per le modalità di adesione e selezione: www.cinemovel.tv, www.fondazioneunipolis.org, www.libera.it.
Invio delle candidature a candidature@cinemovel.tv
La partecipazione è gratuita.
A@W è cofinanziato dal Programma Europa Creativa dell’Unione Europea, ed è promosso da Fondazione Unipolis, Atelier Varan, Cinemovel Foundation, Libera Associazioni, nomi, numeri contro le mafie, Udruzenje Tuzlanska Amica
INTERVISTA AL REGISTA BRUNO OLIVIERO REALIZZATA DA BEATRICE MOCENIGO
Prima di dedicarsi al mondo del cinema, lei ha studiato antropologia. Nei sui film, penso ad esempio al suo ultimo Nato a Casal di Principe, si è rivelato uno studio determinante? Secondo lei ci sono altre discipline che possono ritenersi complementari allo studio del cinema?
Tutto quello che ho fatto e quello che continuo a fare prima di fare “cinema” è determinante per me nel fare cinema. È talmente un’esperienza umana, quella del cinema, che qualsiasi cosa si faccia può essere riversata nei film che si fanno. Per me è un modo di restare in contatto con la realtà degli altri esseri umani, e la speranza è sempre che chi vede il film che fai a sua volta entri in contatto con se stesso e con le persone che lo circondano. In questo senso l’antropologia mi ha appassionato e mi appassiona, la curiosità verso gli altri e i metodi per rendere questa curiosità qualcosa di utile, trasmissibile e non morbosa è al centro delle mie preoccupazioni. Io ho fatto e continuo a fare documentari, e su quel terreno avere un sistema è fondamentale, avere delle griglie di comprensione che ti tengano lontano dalla morbosità è decisivo.
Nel film "L'intrusa" di Leonardo di Costanzo ha ricoperto un ruolo diverso, quello dello sceneggiatore. In questo caso il suo approccio nei confronti del film e della storia è cambiato?
Direi di no. Stessa messa in questione continua, stesso passaggio per tutte le esperienze che si hanno (incontri, libri, racconti, film, ricette di cucina, parenti vicini e lontani...), stessa preoccupazione di rendere i personaggi credibili, interessanti e appassionanti. Si passa ovviamente sempre per se stessi, avendo un minimo di fiducia che se ti interroghi profondamente su cosa ti interessa, questo potrà interessare anche gli altri. Per me uno strumento di lavoro importantissimo sono le domande, rimanere sempre sulle domande cercando di costruire, racconto con le domande e non con le risposte. Credo poi che se sono stato chiamato a scrivere L’Intrusa è anche perché con Leonardo c’è una visione comune, teorica sul cinema e pratica, politica, sull’umanità.
Che ruolo può avere il progetto Artists@Work nel percorso di un artista? Qual è secondo lei il ruolo del cinema europeo nel racconto dei cambiamenti sociali in questo particolare momento storico?
Io credo che praticare il cinema sia il solo modo per impararlo. E praticarlo in gruppo sia il solo modo di verificare che ciò che stiamo facendo comunica con gli altri. Anche per questo in fondo il cinema si fa quasi sempre in molti. Perché come dicevo riguarda le esperienze della vita e le esperienze che facciamo come esseri umani sono sempre caratterizzate dalla presenza dell’altro. Ora un progetto come Artists@Work può dare proprio questa spinta, e qui forse rispondo anche alla seconda domanda, a confrontarsi con altre persone che fanno le stesse cose o cose simili in altri paesi e contesti e capire in che modo si può comunicare e si può trovare un terreno comune per raccontare il flusso del mondo che ci circonda. Un flusso che in parte stordisce, io credo, e nel quale il cinema ha un ruolo via via più marginale. Ma proprio questa mi sembra che sia l’importanza del progetto che stiamo realizzando: trovare un nuovo spazio all’antica pratica di scambiare esperienze umane attraverso il cinema. E questo incide sulla realtà sociale.
Cosa si aspetta dai partecipanti? La realizzazione di documentari o di cortometraggi più narrativi o sperimentali?
Per me è buona e anzi necessaria pratica non aspettarmi niente dai partecipanti. Essere aperto a tutti i contributi che arriveranno proprio per quello che dicevo prima. Io avrò un ruolo di mentoring e bisogna non aspettarsi niente per lasciare fluire al meglio le energie e le pratiche vive. Qui si tratta di sperimentare una pratica della condivisione degli sguardi, degli incroci tra le necessità di ognuno. E per fare questo la cosa più importante sono le individualità, le esperienze diverse, gli sguardi particolari, che siano forti o deboli non ha importanza. Ecco, per tornare alla tua prima domanda, in questo l’antropologia è una risorsa sempre: non ti devi aspettare niente, altrimenti nello studio che fai vedrai solo il riflesso deformato di te stesso, invece dal progetto Artists@Work mi aspetto di scoprire e di aiutare ad esprimersi 20 nuovi sguardi sul mondo, lontani da tutto ciò che conosco. Questo mi piacerebbe un sacco che accadesse.
INTERVISTA A PIETRO SCARNERA autore e docente di Fumetto e Illustrazione per Artists@work REALIZZATA DA GIULIA CALÌ
Partiamo dal presupposto che tu sei un fumettista nelle cui vene scorre sangue di un giornalista. Nel tuo lavoro “Una stella tranquilla. Ritratto sentimentale di Primo Levi” (2014), con cui ti sei aggiudicato il Premio Rivelazione al Festival International de la Bande Dessinée d'Angoulême, hai utilizzato il linguaggio del fumetto per raccontare la memoria di ciò che è rimasto; hai portato in superficie, con la tua matita, testimonianze di vita vissuta tra storia e letteratura. È possibile affermare che il tuo essere giornalista non può escludere il tuo essere fumettista? Come riesci quindi a far coesistere narrazione visiva e narrazione testuale nei tuoi lavori?
Si può dire che la mia formazione è stata duplice. Per molti anni “fare fumetti” è stata solo una vaga ambizione, probabilmente perché non sentivo di avere qualcosa da raccontare. Nel frattempo lavoravo come giornalista, in un ramo molto particolare del giornalismo, quello delle agenzie di stampa. Molto spesso il lavoro consisteva nel dare forma a del materiale grezzo: conferenze stampa, convegni, rapporti pieni di dati… e in più era un lavoro quotidiano, ogni giorno bisognava scrivere uno o due “lanci” di agenzia. Quando ho cominciato a fare fumetti, questo si è rivelato un ottimo esercizio, perché mi ha allenato a capire cosa è rilevante in una storia e cosa no. Ma non è una cosa che ho scoperto io, molti scrittori sono stati anche giornalisti (Dino Buzzati, per dirne uno che è stato anche fumettista). In generale, penso che il lavoro di scrittura quotidiano che richiede il mestiere giornalistico sia un’ottima palestra per chiunque voglia raccontare.
Hai mai pensato a una trasposizione filmica, attraverso le tecniche d'animazione, di uno dei tuoi lavori passati o di un progetto futuro?
I due libri a fumetti che ho pubblicato non si presterebbero molto bene a una trasposizione, ma è vero che il fumetto è un po’ un fratello del cinema (hanno anche più o meno la stessa età), perché entrambi si basano sul ritmo e sulle immagini in sequenza. Forse proprio per questa vicinanza, di solito le trasposizioni migliori sono quelle che più “tradiscono” i fumetti da cui sono tratte. L’animazione invece è un altro campo ancora, con regole diverse da quelle del fumetto. Trovo che siano molto interessanti alcuni esperimenti recenti in cui il disegno diventa un inserto del film, ad esempio in “Kurt Cobain: Montage of Heck”.
Quest’anno condurrai un workshop sul fumetto e sull’illustrazione all’interno del progetto Artists@Work, pensato per giovani artisti che si dedicano al fumetto non solo per approfondire e migliorare la tecnica, ma soprattutto per indagare i diversi temi che possono essere trattati, in particolare quello sociale. Cosa ne pensi di questo progetto?
Credo che sia al passo con i tempi. Ormai il fumetto ha dimostrato di essere in grado di raccontare qualsiasi argomento, anzi si è rivelato particolarmente efficace se applicato a temi impegnativi (conflitti, malattie, in generale tutti i temi di stampo sociale). Siamo però ancora all’inizio di un’esplorazione delle possibilità del fumetto. Se mi è concessa una metafora musicale, è un periodo “punk”, in cui si è capito ad esempio che non è necessario essere dei mostri del disegno per fare fumetti (anche se questo non vuol dire non avere un proprio stile), ma che è più importante avere una storia da raccontare. In più il fumetto e l’illustrazione sono molto efficaci in un mondo che si nutre sempre più di immagini.
Quanto è importante, secondo te, la consapevolezza critica, la memoria storica, l’informazione e la divulgazione per un giovane che inizia, oggi, a dedicarsi al genere del fumetto?
Anche se i fumetti per molto tempo sono stati considerati una forma d’intrattenimento per ragazzi, i fumettisti sono spesso stati persone di grande cultura. Dietro le opere di Hugo Pratt e Tiziano Sclavi, per esempio, c’è una grande preparazione culturale e soprattutto una curiosità inesauribile. Credo che per chi si avvicina al fumetto sia importante avere questo approccio: leggere molto (non solo fumetti), guardare tanti film, viaggiare se è possibile, e soprattutto essere curiosi.

sabato 11 novembre 2017

LA STORIA DI CATWOMAN E LE SEI INTERPRETAZIONI CINEMATOGRAFICHE DELLA DONNA GATTO

Oggi vi parlo di Catwoman la donna gatto l'antagonista\innamorata di Batman. Nel fumetto creato nel 1940 da Bob Kane e Bill Finger per la DC Comics, Catwoman era la collega di Joker e non indossava nessun costume felino: l'idea di vestirla come un gatto nacque dalla sua seconda apparizione in poi insieme alla descrizione del suo tumultuoso passato. Dopo un'infanzia disagiata, Selina Kyle all'età di 12 anni diventa un'orfana e viene chiusa in un orfanotrofio. Dopo essere fuggita la giovane inizia l'attività da ladra e Selina si ispira al costume misterioso da Batman per crearsi un costume tutto suo: quello del gatto, perchè adora i felini, animali indipendenti, agili e scattanti. La sua lunga attività di ladra la porterà spesso a scontrarsi con Batman, mentre il suo alter ego, Selina, si scontrerà con Bruce Wayne, l'uomo che si cela nei panni del Cavaliere Oscuro e sia Catwoman, sia Selina si innamoreranno dei loro corrispettivi, Batman e Wayne.
La celebre donna gatto però non ha avuto un’evoluzione solo nella serie a fumetti, ma anche nelle sue apparizioni televisive e cinematografiche.
Il suo debutto sul piccolo schermo è datato 1960, anno di uscita della prima serie sul supereroe di Gotham dove appare la prima Catwoman dello schermo, Julie Newmar, una donna gatto in pieno stile anni 60 con tutina nera, cintura e collana dorata.
L'adattamento di Batman per il cinema arriva nel 1966 con il film Batman: The Movie con Lee Meriwether che interpreta il ruolo di Miss Kitka Karensha/Catwoman
e nel 1968 con Eartha Kitt, la prima attrice afroamericana a interpretare il ruolo di Catwoman.
Poi nel 1992 arriva il film Batman il Ritorno, per la regia di Tim Burton con Michelle Pfeiffer nei panni di Selina Kyle e Catwoman. Questa è la prima versione di Catwoman che ho visto sullo schermo ed è una delle mie preferite per la dualità del personaggio: all'inizio Selina è una fragile, stressata e depressa segretaria che viene buttata giù da una finestra del suo appartamento e si schianta al suolo proprio quando sta passando un gruppo di gatti. I felini l'accerchiano, la leccano e quando lei improvvisamente si rianima, torna a casa dove subisce un forte attacco di isteria. Poi d'un tratto, come la più consumata delle sarte, prende ago, filo e forbici e prepara un costume da gatto con le cuciture marcate (marchio di fabbrica di Tim Burton) e da quel momento Selina si trasforma sia esternamente che psicologicamente nella donna gatto, inquietante, scaltra e atletica quando indossa il costume nero, sexy, attillato e lucido e il make up marcato anche se deve fare sempre i conti con l’alter ego più fragile e reale alle prese con attacchi di amnesia dovuti all'incidente. Una Catwoman unica e molto incisiva!
Dopo Michelle Pfeiffer arriva Halle Berry nei panni di Catwoman nel film del 2004. La protagonista però non si chiama Selina Kyle ma Patience Phillips, il film non è ambientato a Gotham City e non c’è Batman. La Catwoman interpretata da Berry è dimenticabilissima anche se è atletica e sexy. A proposito del costume di scena sembra morso da un cane inferocito o graffiato dagli artigli di un gatto arrabbiato. Bocciata!
Nel 2012 arriva la Catwoman impersonata da Anne Hathaway una delle mie attrici preferite nel terzo e ultimo capitolo della saga di Batman di Christopher Nolan: Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Nel film si chiama Selina Kyle ed è una elegantissima gatta ladra che si scontra e poi si innamora di Bruce Wayne (Christian Bale). È la mia seconda Catwoman preferita!😽
E per concludere da amante dei gatti, ho preso con la raccolta punti del Carrefour il peluche di Catwoman, la supereroina del gruppo Justice League.

VOI QUALE CATWOMAN PREFERITE?

domenica 5 novembre 2017

ANTEPRIMA SERIE TV "LE TRE ROSE DI EVA 4" 🌹

Avete mai sentito parlare di Aurora Taviani, Alessandro Monforte e Villalba? Se la risposta è sì, vuol dire che per tre stagioni avete seguito le avventure degli innamorati/sfortunati della fiction mediaset "Le tre rose di Eva".
Dopo una terza stagione dai risvolti piuttosto dark e paurosi (un bambino inquietante, la tenuta maledetta di Pietrarossa, una confraternita misteriosa che neanche nel film "Il codice da Vinci", visioni e allucinazioni) la quarta serie in onda stasera e giovedì 9 novembre alle 21:10 su Canale 5 e poi sempre al giovedì, promette di tornare alle origini mescolando romanticismo, melò, mistery e aggiungendo tante novità. In primis il ritorno di Aurora interpretata da Anna Safroncik che si risveglia dopo due anni da un lungo sonno (come la principessa Aurora della Disney!) e ritorna a Villalba quando tutti la credevano ormai morta e sepolta, anche se il suo corpo non era mai stato trovato. E scopre che tutto è cambiato: Alessandro ha un'altra donna e dopo un'alluvione che ha messo in ginocchio l'azienda Monforte, Alessandro è costretto a cedere la tenuta ad una nuova famiglia, gli Astori. Inoltre la loro coppia sarà messa a dura prova proprio da un membro degli Astori, interpretato da Fabio Fulco (sempre attori molto belli in questa fiction) che s'innamora di Aurora. Nella serie ritroveremo ancora gli attori delle precedenti stagioni Luca Capuano, Euridice Axen, Giorgia Wurth, Luca Ward, Karin Proia e nuovi ingressi come Danilo Brugia, Corrado Tedeschi e Gloria Radulescu. Non vedo l'ora di guardare le nuove puntate! VOI SEGUITE QUESTA SERIE?


mercoledì 1 novembre 2017

RECENSIONE E STORIA DI "PADDINGTON" 🐻🐾

Sono consapevole che oggi è la festa dei santi ma voglio recensire una pellicola natalizia, il film d'animazione "Paddington" basato sulle avventure di un dolcissimo orsetto bruno.

Paddington per noi può dire poco, ma è un personaggio della letteratura inglese per bambini creato da Michael Bond, un'icona pelosa protagonista di 70 libri che sono stati tradotti in 30 lingue e hanno venduto più di 30 milioni di copie in tutto il mondo. Nel 2014 poi é stato tratto il film. La storia inizia in Perù, Paddington cresce con gli zii  che, dopo un incontro con un esploratore inglese, lo allevano insegnandogli a preparare la marmellata di arance e a sognare una vita a Londra. Quando un terremoto distrugge la loro casa, zia Lucy attacca un biglietto al collo del nipote con su scritto "Per piacere abbiate cura di questo orso. Grazie" e lo spedisce via come clandestino su una nave diretta  in Inghilterra, sperando che lì trovi un posto ed una famiglia accogliente con cui vivere. Arrivato in Inghilterra, l'orso si perde nella stazione londinese di Paddington e scopre che a Londra regna il caos, tutti lo ignorano e la gente non é così amichevole come credeva.
Fortunatamente incontra la famiglia Brown, che dopo avergli dato il nome della stazione in cui viene trovato, Paddington, gli offrono un posto dove vivere, la loro soffitta, e si impegnano a cercare l'esploratore che aveva conosciuto gli zii. Ma non hanno fatto i conti con una cattivissima imbalsamatrice di animali che vuole uccidere l'orso (una sorta di Crudelia De Mon interpretata dalla grande Nicole Kidman). Se pensate che questo film sia indirizzato solo ai bambini vi sbagliate di grosso, divertirà e farà sognare anche agli adulti, grazie all'atmosfera fiabesca e british che ricorda il capolavoro canoro "Mary Poppins" e alle scene d'azione che ricordano la parodia di James Bond. Soprattutto insegnerà due valori fondamentali: il senso di famiglia e il senso dell'educazione e del rispetto (Paddington é molto educato e gentile e in questo periodo c'è davvero bisogno di rispetto!). E poi vi innamorerete di questo tenerissimo orsetto conbinaguai che movimenterà la vita, sconquasserà le regole e il rigoroso controllo del capofamiglia interpretato da Hugh Bonneville (già visto in Downtown Abbey)! L'orsetto, infatti, è realizzato con la tecnica molto realistica del CGI e i suoi occhi sono molto espressivi e dolci, impossibile non rimanere conquistati da Paddington.🐻🐾
Il 9 novembre uscirà il sequel delle avventure di "Paddington" e per chi vuole andare a Londra sulle tracce dell'orsetto, alla stazione ferroviaria londinese di Paddington, è stata inaugurata proprio dallo scrittore Michael Bond nel 2000, una statua che rappresenta l'orso Paddington nella sua prima apparizione nel libro A Bear Called Paddington del 1958, seduto sulla sua valigia con un cartello al collo con su scritto "Prendetevi cura di quest'orso. Grazie."
VOI AVETE VISTO IL FILM?